Archivi tag: poesia

Le menzogne indotte

Le menzogne indotte sono quelle che non vengono dette esplicitamente, ma ti vengono soffiate leggere e impalpabili nel cuore.

Le frasi a metà, lo sguardo che devi interpretare, la domanda che fai e alla quale come risposta hai un’altra domanda.

Le menzogne indotte sono peggiori delle menzogne palesi, non hai difese e chi te le dice non le ha dette, te le ha solo suggerite.

Le menzogne indotte sono veleno dell’anima, ti fanno sbagliare le scelte di vita e ti fanno tradire te stessa.

Le menzogne indotte sono bombe a orologeria, quando esplodono ti squarciano i polmoni e non riesci più a respirare.

Le menzogne indotte vengono usate da chi non ha il coraggio della verità, ma neppure della menzogna.

Le menzogne indotte corrompono chi le suggerisce e chi le ascolta, e a volte si nascondono sotto candide lenzuola.


Nessuna certezza

Affamata bocca la tua.
mi divori l’anima e il corpo
Dipingi con le dita complicati arabeschi.
la tue mani mi esasperano la pelle

Esigente regista notturno.
ghermisci i miei sensi
Mi trasformi, divento interprete,
la tua preferita
di trame di un candore perverso.

Predatore mi spingi sotto il peso del tuo corpo.
occhi bassi i miei da preda senza via di scampo
Quando affondi in me strappandomi un grido,
piacere e dolore stemperati insieme
ti guardo, dimmi ora chi è la preda e chi il predatore?

Nessuna certezza
la cosa più certa tra noi è l’incertezza
Nessuna certezza
ma conservi in te qualcosa che mi appartiene
Nessuna certezza
se non che il mio ventre ti appartiene

1


Angeli nel fango

Angeli con le ali spezzate
caduti su questo mondo di fango.

Non sono migliore di te.

Arranchiamo trascinando i piedi,
il sangue ci colora la vita.

Non sono migliore di te

Appoggiamo le mani sulla merda,
la pelle ci puzza di sudore.

Non sono migliore di te.

Cammino al tuo fianco, guardami!
Non sono più in alto di te.

Non sono migliore di te.

Non temere, non puoi trascinarmi nel fango,
ci sono già, siamo caduti insieme secoli orsono.

Non sono migliore di te.

Arriverà il tempo in cui le ferite guariranno
le ali torneranno a spiegarsi maestose.

Non sono migliore di te.

Spiccheremo il volo uniti,
questo è il destino.

Non sono migliore di te.

Ci siamo scelti da tempo immemore,
nel fango o nel cielo, ma insieme.

Non sono migliore di te.

Questo è il mio grido d’amore,
perchè le tue orecchie e la tua mente odano
ciò che il tuo cuore e la tua anima sanno già.


Gelosia

E’ un cane rabbioso che ti strappa il cuore a morsi.

E’ una lama sottile e affilata che ti trafigge il cuore.

E’ aria bollente che ti entra nei polmoni.

E’ la paura di sentire il dolore perchè sai che nulla lo fermerà.


Le parole che non vuoi udire


Hai stemperato
in me due colori

Viola
Rosso

Le parole che
non vuoi udire
si fondono nei
colori

Viola
Rosso

Le tue orecchie
sono sorde
ma la tua anima
comprende

Viola
Rosso

 


Intrecci lineari

Sapientemente dosi spirali di fumo
usi le mani e la mente per crearne arabeschi
mi avvolgi rapendomi, lasciandomi immobile
la volontà mi lascia per adagiarsi tra le tue mani

Non mi fido di te, ma mi fido di te
Ti percepisco
Non ti fidi di me, ma ti fidi di me
Mi apri un varco

Inerti le mie membra, il pensiero veloce
ti seguo… mi domando mentre scivolo in te
se lo sai, se lo hai premeditato,
mi fai percepire luoghi di te

Fulmineo lo sento destarsi, chiamato.
Un lento fluente getto luminoso sgorga da me
si riversa, si congiunge a ciò che da te sfocia,
diventa uno solo.

Energie che convogliano in una,
si muovono calme, mescolandosi tra loro, luminose
rinnovandosi in un unico sentiero luminescente,
trascinano l’uno verso l’altro, quando siamo uno
attraversiamo i due mondi.

Lo sento d’improvviso come frustata
mi ami
Vedo dove tu volutamente non scruti mai,
mi ami
Sinuose onde ripetono
mi ami

Inattesa reazione
la psiche si rannicchia in posizione fetale
rimango ma fuggo
dissacro i pensieri, le emozioni, rido di me, di te
comincio a tremare

Quietamente il cuore mi ferma i pensieri, mi sussurra
hai paura…. hai paura… hai paura…
hai paura del suo amore
ti spaventa l’idea che ciò che pensavi non fosse, è
ti impaurisce il pensiero che ciò che speravi è
ti fa tremare il saperlo quando ancora lui non lo sa,
ti terrorizza l’idea del dolore di saperti amata e di non esserlo
hai paura d’essere amata da lui.

La paura non indugia, permane, ma la consapevolezza mi acquieta.

Inshallah
Se Dio lo vuole
Inshallah
Sarà quel che sarà
Inshallah
Le lacrime possono essere di gioia e di dolore


Lezioni

Mi hai insegnato ad essere forte.
Dopo te nessuno riesce più ferirmi.
Sei uno straordinario Maestro del dolore.


Danza karmica

Prigione aperta…

Catene spezzate da molto,
ma fili sottili avvolgono
e legano più del ferro.

Padrone nel tempo,
unico amante bramato nei secoli che furono,
mi legano a te lacrime di sangue e carezze sulla pelle.

Ci siamo rinchiusi e liberati,
amati e rinnegati
desiderati e umiliati
sciolti in un abbraccio di gioia
per poi possederci con vorace vendetta.
Ci siamo cacciati cercandoci per poterci ferire.
allontanati, tenendoci per poterci colpire.

Gioco perverso, nel quale risulti sempre vincitore
quando la lama affonda nella tua carne
la tua sofferenza diviene la mia.

Ogni volta lo stesso dilemma…
ferirti o farmi ferire….


Gestione del controllo

Si impara a gestire il dolore…
non percepirlo durante la veglia.
Solo quel senso di peso sui polmoni,
l’aria che manca, pesante, bollente,
che rallenta ogni movimento.

E’ il prezzo della gestione delle emozioni.

Un sottile senso di angoscia mi avvolge,
il tempo del diurno scivola via,
temo il sonno, i sogni, le sinapsi notturne,
pensieri liberi di navigare senza controllo,
che ti prendono come rapaci predatori
e ti trascinano nella notte.
Ti aprono il ventre, spargono le tue viscere sul terreno
e ti lasciano agonizzante al risveglio.

E con gli occhi apri anche i rubinetti dell’anestetico,
come un tossico ti inietti l’apatia,
riprendi il controllo, ricacci le belve nella gabbia,
e speri… speri non si sveglino insieme a te…


Chiudo gli occhi

Ci sono dolori che ti colpiscono come frustate.
Ti lasciano lì… senza fiato,
bloccata in una grottesca istantanea in bianco e nero.
Poi urli e l’aria rientra in te, il tuo cuore riprende a pulsare,
in qualche modo riprendi a vivere.

E ci sono dolori che ti sommergono come acqua.
Il dolore è così intenso che tutto è attutito, soffocato,
capisci ma non senti nulla, almeno così appare…
Metti le tue maschere… forza, saggezza, comprensione
sorridi agli altri sapendo che piangerai
e affondi lentamente verso il nero basso, oleoso come catrame.
Volgi lo sguardo sopra di te… la luce è sempre più lontana,
se ti dibatti sprofondi ancora più velocemente,
se provi ad urlare l’acqua ti entra nei polmoni,
solo questo peso che ti gravita addosso…
pensieri come macigni ti portano giù.

Chiudo gli occhi…. e affondo….