Archivi del mese: marzo 2007

Per grugnolino Aka con affetto da Dea

Caro il mio grugnolino preferito Aka,
il commento che ti ho fatto stamattina era degno di un post (parlavamo del tuo neurone ricordi, solo che non sapevi che cosa fosse un neurone) e di conseguenza lo posto qui sotto:

 

Chiamasi neurone maschile: miscroscopico organismo monocellulare con limitate funzioni di ragionamento. Il neurone maschile vive in stato simbiotico nel corpo di un maschio e si sposta (con una birra in mano) dal luogo a lui meno congeniale (cervello) in quanto reputato dal neurone maschile ambiente ostile, al luogo a lui più consono le gonadi maschili (dette anche testicoli o coglioni, da qui l’abitudine e l’usanza di chiamare coglioni i maschi).

Inoltre solo per deliziare i tuoi occhi e il tuo forbito italiano dato da anni di classico solo ed esclusivamente per te:

Ho caduto o sono caduto, sempre per terra ho andato

(Toglieteli tutto ciò con cui può ferirsi o ferirmi…please…)


Appunti sconclusionati di viaggio – A Innsbruck – Occhi che parlano

La sveglia puntuale come un orologio (ma và!) alle 5.30 ha fatto il suo dovere, un pò meno noi tre viaggiatori sconclusionati che dovevamo essere in stazione alle sette.
Tantè che alla fine siamo riusciti a prendere il treno per pochi minuti, mentre Phobos faceva il tifo perchè lo perdessimo in modo da partire in auto. Al momento non capivo tutto questo suo desiderio, pensavo ma dai in treno dormiamo, ci rilassiamo, non abbiamo il problema della guida.
Ma dopo, specialmente il giorno del ritorno ho capito che Phobos aveva assolutamente, perfettamente ragione. L’auto è un pezzo di casa, ci dormi, stai al caldo, parti quando vuoi, e non ti addormenti in un parco come è successo a noi domenica.

Ma sto divagando, eravamo sul treno, preso quasi al volo. Chiaramente la prima cosa che abbiamo fatto e stata quella di cercare di riaddomentarci. Cosa che a Phobos e Freedom è riuscita benissimo, a me un pò meno. E così li ho visti partire per il mondo di Morfeo abbracciati uno all’altro. ogni tanto li sbirciavo e sorridevo, erano così belli.
Talmente bello da vedersi, che mentre dormivano bastardamente li ho fotografati (no non metto la foto sul blog, è un loro momento).
L’amore ha molte forme e la forma a cui loro davano corpo in quel momento mi apriva non solo il sorriso, ma anche il cuore.
Perchè è un amore fatto anche di gentilezza, di tenerezza, di cura dell’altro, di attenzioni.

Ok ok ho avuto anche un attimino di magone, perchè ho ancora una ferita aperta e un cuore a cui certe attenzioni non sono mai state donate.
Ma essendo anche una donna che delle sue fragilità ha fatto la sua forza, dopo aver tirato su con il naso un pò di volte, mi sono detta io vado a divertirmi ora, vado a staccare, vado a fare una delle cose che più amo, ballare. E lentamente sono risalita, complice anche una colazione al vagone ristorante, il rito di Samba e la determininazione a non mancarmi più di rispetto.

Verso le 11.00 i due piccioncini (oh lo so che mi odierete per questo termine….ehehhehh) hanno salutato Morfeo e insieme ci siamo fatti un caffè.
Il viaggio di andata si è concluso un’ora e mezza dopo con il nostro arrivo a Innsbruck.
Abbiamo visitato un pò la città, fatto un pò di foto, deciso per un piccolo pranzo chiaramente partendo dal pranzo.
E qui (devo raccontarla Freedom non posso tenere questa chicca per me) davanti ai piatti raccontavo di quando abitavo in un’altra casa, i vicini sopra il nostro appartamento che si chiamavano Magni avevano un appettito pari se non superiore al nostro, solo che per loro disgrazia anche un metabolismo di nascita che li portava all’obesità.
Freedom che stava ascoltando (sembrava) ci interrompe e con un candido e interessato sorriso domanda: “Dove è questo posto?”
Io e Phobos ci guardiamo per un microsecondo e poi guardiamo lei, domandando quasi in simultanea “Quale posto?”
Freedom convintissima: “Dove vivono i magni. Mi piacerebbe andarci in quel posto”
Phobos e io ci guardiamo un attimo interdetti, e cerchiamo si spiegarle che erano i miei vicini. Al che lei: “AHHH avevo capito che era una popolazione dove si mangiava tantissimo e volevo andarci”.
Vero Freedom che lo sai, che questo episodio ormai, sarà un tuo tormentone per la vita?
Del resto da una i cui sogni comprendono “mi mangiavo una mozzarella, ma che buona” che ti vuoi aspettare….

Ma proseguiamo, verso le 17.00 Phobos si mette in contatto con gli organizzatori della festa dove deve suonare, e si accorda che da li a dieci minuti, ci troviamo davanti alla stazione in modo che vengano a prenderci.
E così è stato, arriviamo Phobos saluta Markus, il quale poi saluta con i classici baci sulla guancia Freedom e poi è il turno mio, ma qui cè un inghippo… per quanto ci proviamo non riusciamo a darci il bacio sulla guancia, perchè ogni volta ci troviamo le labbra dell’altro davanti.
Un sorry imbarazzato da entrambe le parti e istintivamente decidiamo di rinunciare a questo saluto.
Phobos e Markus vanno avanti, io e Freedom seguiamo dietro, ridacchiando per la figura appena fatto e scherzando le dico, sai che oggi mi esce venere dall’opposizione, non male come inizio.
Meno di un quarto d’ora e siamo al locale, dove sono tutti indaffarati a finire di allestire per la festa che parte alle dieci di sera.

Piccola parentesi prima di proseguire nel racconto, dovete sapere che non parlo inglese e non lo capisco a meno che non parliate un inglese elementare e molto molto molto lentamente. Non parliamo dell’austriaco.
Parentesi chiusa.

Markus ci presenta tutti, alla fine stazioniamo in una saletta dove ci sono i dj che suonano quella sera e gli amici che hanno organizzato la serata. Inizia così un tardo pomerggio all’insegna del mi sento come in un episodio del telefilm Derrick non tradotto.
E accade una cosa, quasi subito appena giunti al locale e comodamente stravaccati nella saletta, accade… io non so neppure se sarò in grado di riuscire a spiegarvela, perchè ho fatto fatica a spiegarla anche a me, conoscendomi soprattutto.

Accade… che alzo gli occhi vedo i suoi occhi che guardano i miei… è nasce il quel momento “OCCHI CHE PARLANO”.
Non cè bisogno di parole, non cè bisogno di parlare la stessa lingua, arriva una scarica elettrica che da una botta, ma una botta che non avete idea, ai miei ormoni atrofizzati.
Ma detta così sembra una cosa fisica e basta, e non è stato così. “Occhi che parlano” diceva mi piaci come persona e io sapevo che stavo rispondendo la stessa cosa.
E iniziato così una lunghissima serata di sguardi prima furtivi, che si abbassavano subito perchè ci si rendeva conto che anche l’altro guardava.
Fintanto che non si sono abbassati più, se non per una forma di pudicizia poichè eravamo in mezzo ad altre persone.
Ed io che mi meravigliavo di me stessa, cazzarola mi dicevo, ma sono io!?
Mai successo che vedo un tipo, lo conosco da pochissimo, so a malapena chi è, e penso “Io farei l’amore con te, si io lo farei ora in questo momento, tutta la notte, fa niente se domani non ti vedo più, fa niente”.
Il pensiero stupefacente è stato quello in cui mi sono posta la domanda “Ma se adesso ci fosse qui Lui (Ndr: il mio appena ex) con chi vorresti fare l’amore?” udite udite perchè quando mi sono risposta (subito tra l’altro) non credevo ai miei pensieri, mi sono detta “Io lo farei con “Occhi che parlano” senza il minino dubbio”.
Avete presente quando vi togliete un peso e vi sentitre fisicamente leggerissimi? Ecco per me questa cosa, questo desiderio è stato una liberazione. Ho staccato la parte fisica da Lui.

Da quel momento la mia serata è stata tutta in salita di umore in discesa di paranoie.
Ogni volta che il mio sguardo incrociava quello di “Occhi che parlano”, parlavamo in silenzio, non avete idee di quante cose ci siamo detti, e solo una parte riguarda la cosidetta “botta de calor”.
In ogni caso, i miei ormoni ringraziavano con ottimismo e fiducia, perchè loro erano interessati molto al fisico (ho gli ormoni porcelli, che ci volete fare).
Tutto così stupendamente sincrono, tutto così in qualche modo perfetto, magico aldilà di ogni possibile immaginazione, talmente tanto che ho cominciato a pensare “Dove sta la fregatura?”. Perchè io me lo sentivo che non poteva andare tutto liscio.
E la “fregatura” ci stava.

“Occhi che parlano” ad un certo punto, mi ha fatto vedere una foto di un bimbo, un ricciolone biondo di pochi anni, al che io domando se era lui, e lui dice no “My children”. E mentre me lo dice mi guarda e io comprendo, lui vorrebbe (eccome se vorrebbe) ma una parte di lui sa che non sarebbe corretto.

Vi prego, datemi un muro dove io possa sbattere la testa!
Ma porca troia zozza miseria, una volta nella mia vita io ho questo impulso e che succede!? Non è un uomo libero!
Datemi un muro devo sbattere forte la testa, non è possibile!

Ora so che qualcuno potrebbe dire “Che te ne frega? Hai detto che ti sarebbe bastato anche una sola notte”.
Ma io sono fatta alla mia maniera, per motivi diversi alcuni egoistici altri altruistici, un uomo non libero è tabù per me.
Egoisticamente, perchè un uomo legato, anche se non sposato, vuol dire buttarsi in una situazione ambigua che può farti solo stare male.
Altruisticamente, perchè mi ripugna ferire un’altra persona (in questo caso la compagna), a prescindere che lei lo venga a sapere o no, io ferisco.
E perchè io so che nulla, niente, può essere duraturo e felice se affonda le radici nel dolore e nell’infelicità altrui.

Però.. vi prego datemi un muro dove sbattere la testa, perchè questa volta è stato difficilissimo essere fedele ai miei principi.
Io e “Occhi che parlano” ci guardiamo, porca zozza vacca miseria, che fatica… io non parlo austriaco, ne inglese. Lui non parla italiano, vorrei dirgli che mi spiace, ma guardandolo ce lo siamo detto insieme lo stesso.
Ho dovuto fare decompressione, mentre i miei ormoni scoppiavano in lacrime.
Sono ritornata a fare quello per cui ero venuta, ballare.
E ho ballato davvero tanto, dalle 22.30 alle sette di mattina, con un paio di pause pipì, sigaretta e una piccola involontaria con “Occhi che parlano”.
Mentre passavo, lui era seduto su un gradino, gli ho sorriso lui mi ha preso la mano, mi sono inginocchiata davanti a lui e mi ha detto: “I like you“.

PORCA ZOZZA VACCA PUTANGA MISERIA LADRA
Lo guardo e penso ancheioyoulikeme! Tu non sai quanto ti yulaichemerei qui, sul divano, fuori, sulla poltrona, in macchina, su un letto, ovunque per tutta la notte e anche di più!
Sospiro ci guardiamo ancora, sorridiamo entrambi e me ne vado.
PORCA ZOZZA VACCA PUTANGA MISERIA LADRA

Ma perchè cactus ho sti principi, non li voglio avere sti principi, sono circondata da persone senza principi che fanno quello che cazzo vogliono senza scrupolo, ma perchè io cavolo me li devo fare!?
Ditemelo porcaccia miseria, ditemelo!

Anche se in fondo io lo so perchè sono così, perchè alla mattina quando mi guardo allo specchio non voglio avere vergogna di me, perchè nella vita voglio tenere sempre alto lo sguardo e non abbassarlo mai davanti a nessuno, perchè so che gli altri potrebbero giustificarmi e perdonarmi, ma io no!

E Così mentre i miei ormoni stavano già organizzando una riunione sindacale per proclamare l’autogestione del mio corpo, io vado a fumarmi una sigaretta.
Mentre la riunione sindacale degli ormoni continuava, io ho capito che “Occhi che parlano” mi aveva fatto in ogni caso almeno un paio di doni, anche se inconsapelvolmente.
Il primo avermi fatto rendere conto che avevo staccato fisicamente dal mio ex, avendolo desiderato, talmente tanto da preferire di far l’amore con lui.
Il secondo avermi fatto ricredere negli uomini (in senso maschi) perchè era stato onesto con me dicendomi che era legato e perchè nonostante il desiderio avvolgente che avvertivo, sentivo da parte sua, si era posto il problema.

Finita la sigaretta, avendo disperso la manifestazione non autorizzata dei miei ormoni, sono ritornata a ballare e a far conoscenza con mezzo mondo.
Lo so che può sembrare assurdo, ma in terra straniera, senza l’aiuto della lingua inglese, io ho danzato, sorriso e parlato con un’infinità di persone.
Freedom mi ha detto che a un certo punto ero da filmare, perchè tranquillamente parlavo in italiano con gli austriaci e loro mi ripsondevano nella loro lingua o in inglese e ci capivamo benissimo.
Ed era vero, a volte ci si bloccava su un termine per un attimo, ma si superava benissimo con i gesti, io capivo loro e loro capivano me, esiste un linguaggio che va molto aldilà delle parole, fatto di energia, sensazioni, emozioni e apertura di cuore.
Questo a me è successo in questa festa.

Ho conosciuto un ragazzo Martin, che ha danzato e sorriso con me quasi tutta la notte, presentandomi tutti i suoi amici e sua cugina.
Con Lisi volevamo scambiarci i numeri di telefono, quando siamo scoppiate entrambe a ridere perchè ci siamo rese conto che come cavolo avremmo fatto a parlare al telefono non parlando la stessa lingua.
Bella, bella, bellissima festa!

E devo ringraziare anche di tutto questo Freedom che mi ha permesso di essere sua amica, è una persona splendida con un’anima pulita e dei valori di vita molto simili ai miei.
Devo ringraziare Phobos perchè la sua musica mi fa lo stesso effetto della Redbull, mi mette le ali ai piedi e mi fa danzare senza sentire la fatica.
Vedete tutta queste persone sono talmente belle dentro, che soltanto a scriverne ora mi torna il sorriso.

Ma sono dispersiva, torniamo alla festa, ormai alle sette del mattino finisce e quando spengono gli impianti io rimango lì, come è già finita?!
Ma come, ho ballato solo otto ore di seguito, posso ballarne ancora otto non può finire qui!!!!!
Purtroppo invece è finita, e mentre aspettiamo gli amici austriaci che hanno organizzato l’evento sistemino le ultime cose, arriva anche “Occhi che parlano” il quale mi domanda se stavamo andando via? Di aspettare.
Ma non stiamo andando via, stiamo aspettando loro che finiscano di sistemare per poi salutarli.

Al freddo pungente del mattino austriaco, con la stanchezza che comincia a farsi sentire (se ballo non la sento, se mi fermo si, tenuto conto che da venerdì notte a oggi domenica ho dormito circa tre-quattro ore), sto bene.
Innsbruck domenica mattina
(foto fatta da Freedom domenica mattina)

E arriva anche il momento dei saluti, “Occhi che parlano” dovrà venire in italia a suonare e mi chiede se ci sarò quando lui viene. Certo che ci sarò, in ogni caso mi ha fatto dei bellissimi doni, anche se la distanza minima tra me e lui dovra essere di almeno un metro, e se scende al di sotto di un metro ci dovranno essere almeno due persone insieme a noi.
Ma ci sarò… perchè non ho fatto l’amore con lui, ma mi ha fatto vivere un momento magico e so che ho “guadagnato” una persona che non è male, sarà bello averlo come amico.

Il ritorno non è mai bello come la partenza, ma con questo ritorno porto con me tante cose e non tutte sono riuscita a dirvele o comunicarle.
Abbiamo il treno il pomeriggio, cosi Phobos, Freedom e io riusciamo ancora a girare un pò, andare in un parco, crollare a dormire sotto il sole per un’ora, mangiare i canederli e sparare stronzate.
Nel treno nel viaggio di ritorno, siamo riusciti anche a movimentare il controllore e un pò di passeggeri facendoli cambiare di posto, dormicchiare un pochino, bere un tè e mangiare una fetta di torta fatta con polistirolo, segatura e vetriolo a giudicare dall’effetto che ha fatto al mio stomaco.
Ma ne è valsa la pena, questo viaggio, tutto dall’inizio alla fine, e come se fosse stato il punto di partenza di un nuovo viaggio che riguarda me, forse avrò ancora dei momenti di cedimento, di malinconia e tristezza (senza forse, ci saranno sicuramente, non sperate arriverò ancora con i miei piagnistei), ma ho mosso i miei passi verso il futuro.

Vi ricordate Come ho iniziato il post precedente?
“Dio è nelle cose, nelle persone, nella musica, nei viaggi sconclusionati e negli occhi che parlano”.
Ne sono sempre più convinta.

PS: Phobos… la prossima volta, qualsiasi destinazione sia, prendiamo la macchina!!!!!!

PPS: Se mentre leggete questo post sentite un rumore sordo di sottofondo, non preoccupatevi, non è il vostro pc che non funziona, sono io che sto sbattendo la testa sul muro.


Rabbia e amore

La tua voce al telefono, la rabbia che sale, non riesco a fermarla.
Mi invade, mi riempie, mi stravolge e mi abbraccia in una stretta che soffoca.

Ti coprirei di insulti e ti bacerei le labbra.
Ti riempirei di schiaffi per abbandonarmi esausta tra le tue braccia.

Lo stomaco si chiude e la febbre sale.
Una certezza non sei l’uomo per me.
Ciò che hai scelto di essere ora, è capace solo di ferire.
Sai solo farmi stare male in ogni situazione, in ogni modo.

Un’amica mi ha detto:
ci sono uomini che vogliono morire da soli.
Tu sei uno di quelli.

Un legame di millenni a cui manterrò parola ci lega.
Caduti insieme, insieme saliremo.

E tremo pensando quanti debiti karmici stai accumulando ora,
in questa vita, con molteplici persone, perchè ti terranno qui
tenendo anche me, non riuscirò ad andarmene
finchè tu vagherei su questo mondo.

Quante vite ancora da vivere per starti accanto?
Ma in questa vita ti cancello, odiandomi per averti ritrovato.

La mia rabbia e pari e proporzionata solo ad una cosa.
All’amore che ho per te, non avrai mai fine.


Appunti sconclusionati di viaggio – Verso Innsbruck – Lo sciamano

Dio è nelle cose, nelle persone, nella musica, nei viaggi sconclusionati e negli occhi che parlano.

Non abbiate timore non sono stata presa da una crisi mistica religiosa.
Tendenzialmente detesto le religioni perchè sono pieni di dogmi dettati da uomini ad altri uomini.

Ma ho un mio credo profondo che non saprei rinchiudere ed inscatolare in un contenitore su cui appiccicare il nome di una religione, come fosse un barattolo di pelati e la sua etiichetta.

Bene ed ora partite con me.

Il mio “it’s wonderful” fine settimana è iniziato subito l’auspicio che sarebbe stato diverso dal solito.
Venerdi serà, finito il lavoro, dopo una doccia veloce, parto alla volta di Milano. Il treno per Innsbruck parte alle sette del mattino, e per non fare una levataccia, grazie alla mia amica Freedom che in buona fede una volta mi disse “mi casa es tu casa” (secondo me si sta ancora pentendo) decido di dormire a Milano da lei, visto che partiremo insieme.
Milano venerdì sera a quell’ora era in uno stato di traffico a dir poco allucinante, mi domando spesso come i Milanesi possano abitare a Milano.
Prima di piazzarmi farmi ospitare da lei, devo vedere un attimo un mio amico, io arrivo con 40 minuti di ritardo, ma il mio amico è ancora bloccato nel traffico.
Parcheggio, metto lampeggiante, e aspetto in auto.
Dopo meno di 60 secondi, lentamente mi si avvicina un “vucumprà”, mi sorride e mi dice ciao. Al che serissima (almeno ci provo a non farmi fregare sempre, sembra che io abbia scritto in volto si si io qualche moneta te la dò sempre) rispondo che non lo conosco e che non compro nulla.
Lui sorride e dice, va bene e mi mette in mano un elefantino, ripeto non compro niente, e lui serafico “Regalo per te, hai un cuore buono e grande” (porca zozza non ci riesco mai a fare la faccia abbastanza seria e cattiva mi sgamano sempre).
Insisto che non compro nulla e lui ancora più tranquillo mi chiede se ho figli, rispondo si, una figlia e lui mi mette in mano una tartaruga dicendomi per tua figlia.
Ripeto “non compro nienteeee” e lui risponde “Regalo”.
Sorride, mi guarda e continua “Tu hai veramente un grande cuore, non sei razzista e vuoi bene alla gente, anche se a volte ti fanno male” prende un braccialetto e me lo mette in mano (ho detto il braccialetto… cactus pensate!) e ancora “Regalo per te”.
Lo guardo e tra me e me penso, chissà a quante persone dice ste cose, sembra la Sibilla Cumana, una frase come questa va bene con ogni persona.
Ma mentre lo guardo, un pò di tenerezza me la fa, non è più giovane, una parte dei denti ha divorziato da lui, penso che è lontano dalla sua terra, dai suoi amici e si trova in questo posto allucinante che è Milano.

Uff, va bene va bene, dai Dea a te qualche moneta non cambia nulla, intanto ti ha dato due statuine e un braccialetto che a te non servono assolutamente, ma insomma, Dea pensaci, tu vai a divertirti e questo invece guarda che vita fa per pochi euro.
Vero che lo sapevate già che qualche moneta io la davo?

Gli dò qualche euro, ma lui non se ne va, si mette li a chiaccherare con me.
Si chiama Samba, ha 43 anni è senegalese, abita a Torino ma per lavoro (come i rappresentanti a quanto pare) si sposta nelle varie città.
Parla un’esperanto fatto di italiano, francese, inglese e tedesco.
Parliamo di Dio (lui è mussulmano) e concordiamo tutti e due, che Dio è uno solo, solo che la gente lo chiama con un nome diverso, e la gente più stupida dice “il mio dio è migliore del tuo” e fa le guerre in nome e difesa di un Dio che è lo stesso.
Insomma questo Samba, tanto male non è, eppoi continua dirmi che sono buona, che ho un cuore grande, che dò amore alle persone. Ragazzi insomma anche a me fa piacere che ogni tanto qualcuno mi “coccoli” con le parole.
Mi regala un’altro braccialetto e una collanina per mia figlia, mi saluta e se ne va… sembra che se ne va, perchè fà meno di due metri, si gira e questa volta serio mi dice “Quando torna tu vai avanti per la tua strada”.

Orbene, va bene la frase tipo la Sibilla, ma questa non è poi tanto una frase che va bene per ogni occasione. Tenuto conto (tanto voi la sapete benissimo, anzi ne avete le palle piene dei miei piagnistei) della mia ex recente storia sentimentale, questa frase per me è una botta a ciel sereno.
Se poi considerate che un paio di giorni prima, effettivamente Lui un messaggio l’ha mandato (vedete che non racconto tutto) e che questo messaggio mi ha un pò destabilizzato, insomma sono rimasta un pò così, visto che tutto il viaggio verso Milano l’ho fatto pensando a cosa pensare con Lui.
Divento serissima pure io e gli chiedo “Perchè mi dici questa cosa?”, Samba risponde “Non so mi è venuta, ma so che tu devi andare avanti per la tua strada”.

Paura e delirio a Milano, io rimango interdetta, chiaramente Samba se ne accorge, torna indietro, ma non cerca di vendermi nulla, mi prende la mano, mi fa dei segni strani con le dita sul palmo, mi chiude le dita e dice delle cose, e poi mi fa ripetere una frase per sette volte.
Gli chiedo che fai? E lui dice nessuna cosa brutta, niente magia nera, solo Dio che ti aiuti, perchè tu sei buona (quanto mi piace questo Samba), ora esprimi un desiderio.
Cazzarola, non avevo desideri…. giuro, che potevo desiderare? Non mi veniva in mente nulla e alla fine ho pensato “Fammi trovare la mia strada, il mio sentiero qualunque esso sia, quello che hai in mente per me a me va bene” (parlavo direttamente con Dio… nessun commento ho appena detto paura e delirio a Milano).
Samba sorridente dopo avermi fatto ancora quei complimenti che mi piacciono tanto, si toglie il suo braccialetto (non quelli che vende) e mi dice regalo per te, vai avanti per la tua strada. Dopo poco se va.

Quando il mio amico si siede in auto con me e vede tutta quella roba, ha pensato che volessi mettere anche io su un commercio di paccottiglia, gli spiego ciò che è accaduto, ride e anche io, ma in cuor mio mica tanto.
In cuor mio penso che sia un segnale (per la cronaca l’ultimo braccialetto, il suo, che mi ha regalato l’ho messo al polso e cè l’ho ancora, voi pensate quello che volete ma io continuo a pensare che mi ha portato un pizzico di aiuto).

Dopo aver salutato anche il mio amico che ormai voleva mettersi in affari con me, io recuperavo la paccottiglia gratis e poi la rivendevamo, chiamo Freedom, per sapere se era già a casa.
Freedom a casa era, ma non la sua, era da amici comuni, rimaniamo che passo a prenderla io e poi andiamo a nanna che domani ci si alza presto.
Chiaramente la casa dei nostri amici è dall’altra parte di Milano, arrivo, salgo anche io per salutarli e i cinque minuti “poi andiamo” diventano ore.

Insomma arriviamo a casa di Freedom, lei fa la doccia aspettiamo Phobos e quando spegniamo la luce sono le tre e mezza del mattino.
La sveglia è puntata per le cinque e mezza, meno male che avevo detto dormo a Milano riposo qualche ora in più….

Questo è stato l’inizio del mio viaggio verso Innsbruck.

PS: La foto l’ho fatta io in centro Innsbruck, ma dovete togliermi un dubbio, guardatela bene e spiegatemi, io ho avuto qualche problema a salire seguendo l’indicazione.


La bimba

In ognuno di noi vive una bimba o un bimbo.
In me vive una bimba
che ho sempre cercato di proteggere dal mondo, perchè come tutti i bimbi è pura e innocente, non vede il male, semplicemente perchè non essendo parte di lei non può concepirlo.
Non è facile tenere lontano il male.
E’ attirato in maniera ossessiva da ciò che gli manca.
Per protteggerla le ho affiancato una lupa.
La lupa la segue ovunque. A volte è proprio al suo fianco, a volte la osserva da lontano, ma non la perde mai di vista.
Conoscendo Lui ho commesso un grande errore, ho legato la lupa con una catena.

La bambina è molto bella, quando sorride le si illuminano gli occhi e ride con tutta se stessa, ama nella stesso modo, non ha mezze misure o si fida di te o non si fida.

Tutto questo preambolo per parlarvi della rabbia, la mia di questi giorni, questa rabbia che urla vendetta e che tengo sotto controllo perchè la rabbia è un’energia potente, molto potente che se inneschi difficilmente riesci a controllare (anche se qualcuno crede di farlo, in realtà non sa che è il contrario è la rabbia che controlla lui).
Per contenere la mia rabbia, incosciamente l’ho rivolta tutta verso me stessa, è una rabbia implosiva, e questo spiega il non respirare, l’aria che scompare, il respiro affannoso, le nausee e il vomito, la sensazione dell’angoscia che sale velocemente come una marea.

Ero, sono, arrabbiata perchè avendo legato la lupa con una catena, avevo permesso che stuprassero la bimba, nelle emozioni, nel cuore, nell’anima, nella mente, nella verità.
Avevo permesso che la risata cristallina della bimba si trasformasse in incredulità, dolore, lacrime e nessuno era lì a proteggerla.
Avevo permesso l’abominio.

E come tutti bambini stuprati, la bimba dea pensava che non era colpa dell’altro, ma solo sua, che era stata una bimba cattiva e questa era la punizione per non essere stata abbastanza brava, per non avere ubbidito, perchè non era stata altezza, tutta colpa sua…

Io ho permesso l’abominio e la rabbia saliva implodendo in me.
Ma poi la lupa, ha strappato la catena, fino a ferirsi e sanguinare, ha strappato la catena che le impediva di prottegere la bimba ed è corsa al suo fianco.
Ringhiando contro tutti e tutto, perchè in quel momento doveva solo portarla via da lì, portarla lontano, pronta ad azzannare chi solo si fosse avvicinato, un’unico scopo portarla via.
E quando ciò è accaduto, quando la bimba è stata posta in salvo, solo allora la lupa le ha parlato, facendole capire che la sua colpa era solo di essere una bimba, di avere fiducia, di credere, di non vedere il male, l’egoismo, ma di credere che tutti fossero come lei.
Le ha anche detto che a volte lo stupratore è diventato così perchè a sua volta è stato stuprato, perchè il male se ti tocca ti contagia, e ci vuole molta forza ed energia perchè ciò non accada.

La bimba continuava a piangere, ma ha capito, probabilmente non sorriderà più come una volta, ma sa che sorriderà ancora. Sa che non vuole diventare a sua volta un essere che ferisce gli altri, ma che lei non può più preoccuparsi per chi le ha fatto male, perchè se lo fa continuerà ad essere violentata, lo stupratore è incapace di fermarsi.

Quando la bimba ha compreso quello che le ha detto la lupa. ho compreso anche io.
E una grossa parte della rabbia è esplosa verso l’esterno.
Verso chi ha usato parole come ti voglio bene solo per tenermi legata.

Ed ora ringhio verso chi ha ferito la bimba, ringhio perchè non si possa più avvicinare e con parole e atteggiamenti manipolativi la riprenda.

Io ho sbagliato a legare la lupa, e la lupa sono io.
Io ho sbagliato ad essere bimba fiduciosa, e la bimba sono io.
Io ho sbagliato, ma non sono io quella che ha saccheggiato nell’animo altrui.
Io ho sbagliato non stando attenta che mi rubassero nel cuore, ma non ho rubato io.

Avevo iniziato a scrivere volendo anche raccontarvi un episodio tra i tanti che potessero far comprendere quanto ingenua, innocente era la bimba, e quanto fosse facile farle credere che il male non esiste, perchè il male non esiste in lei.
Ma man mano mi sono resa conto, che non ha importanza un episodio, due o cento, me ne sono resa conto quanto lei si è avvicinata, mi ha fatto una carezza (lei a me pensate) e guardandomi con i suoi occhi ora tristi mi ha detto:
“Non ferirlo, lasciagli la possibilità di vincere i suoi demoni, non attaccarlo anche tu. Non è così cattivo sai, è solo un bimbo violentato, hanno fatto tanto male anche a lui. Non è stato abbastanza forte per non farsi contagiare dal male. Dagli la possibilità di combattere. Ricordati, ogni volta che affonderai una lama in lui, l’affonderai in me”.

Scrivo e piango ora, ma seguirò ciò che mi dice, perchè io lo so, nei cuori dei puri cè la verità. E lei (non io) lo è.

La lupa accanto a lei, mi osserva, ci comprendiamo, mai più prometto ti incatenerò, mai più. Ma tu stalle accanto, perchè lei piuttosto che ferire, si fa ferire.
Proteggila tu, perchè io sono stata incapace di farlo.

Solo lasciatemi questo spazio che non ha forma fisica, questa virtuale pagina, dove sfogare la mia rabbia, così esce senza far male a nessuno.


Fagioli borlotti e lacrime

Lì nel corridoio del supermercato, tra i fagioli borlotti secchi e la maionese, ti ritrovi piangente spingendo il carrello.
Non riesci a controllarti, con il timore che da un momento all’altro qualcuno arrivi e ti veda così.
Ed in quel momento che capisci, ciò che ti tiene in piedi è l’orgoglio spruzzato di rabbia e stanno entrambi scemando.

Tra le bibite e i succhi di frutta cerchi di singhiozzare il più silenziosamente possibile, ti sale la nausea.
Tu che hai sempre combattuto mangiando, tu che il giorno dopo aver
avuto trentanove di febbre cercavi sapori e gusti, con questo tuo voler assaporare la vita recuperavi in fretta, ora ti rendi conto che è la prima volta in vita tua che il cibo, tutto il cibo, ti nausea e sono alcuni giorni, che ti stai obbligando a mangiare.

Il pensiero che l’orgoglio stia scemando, ti spaventa, che accadrà dopo? Soccomberai sotto il peso dei tuoi errori?
Lo sai che non ti perdonerai mai, mai.

E ti vedono forte, ma di forte in te ora cè solo il dolore, la delusione, l’amarezza.
Tutto ciò in cui credevi, la tua visione della vita, i tuoi utopitici sogni, si stanno sgretolando e con loro ti sembra di crollare anche tu. Non credi più.
Come hai potuto permettere che ciò accadesse?
Lo sai che non ti perdonerai mai, mai.

Tra le fette biscottate e il tè, non riesci più a respirare. Da mercoledì notte accade che tu non riesca più a respirare, l’aria sembra non voglia condividere con te lo spazio.
La tua spina dorsale sembra spezzarsi in due e il tuo corpo diventa pesante come l’angoscia che conservi nel posto dove una volta viveva il cuore.
E lo sai che cosè, e il nome che ha. Vero che lo sai?
Lo sai che non ti perdonerai mai, mai.

Alla cassa paghi e sorridi al cassiere gay, e pensi che probabilmente lui ha sofferto più di te, perchè è un diverso in un mondo di diversi che vogliono sembrare uguali.
Lui ricambia il sorriso e ti dice ciao.
Esci, i sacchetti nell’auto, ti siedi davanti al volante è li da sola, solo allora scoppi a piangere senza ritegno. Per chi, per cosa piangi?
Lo sai che non ti perdonerai mai, mai.

Dio, ti prego, dammi la forza di non diventare cinica, di continuare ad amare questa vita, di non essere sorda agli altri. Ti prego dammi il coraggio di superare questa tua ennesima prova, dammi la determinazione di tenerlo lontano da me, ti prego dammi la speranza che un giorno, anche lontano, io riuscirò a perdonarmi d’amarlo.


Le menzogne indotte

Le menzogne indotte sono quelle che non vengono dette esplicitamente, ma ti vengono soffiate leggere e impalpabili nel cuore.

Le frasi a metà, lo sguardo che devi interpretare, la domanda che fai e alla quale come risposta hai un’altra domanda.

Le menzogne indotte sono peggiori delle menzogne palesi, non hai difese e chi te le dice non le ha dette, te le ha solo suggerite.

Le menzogne indotte sono veleno dell’anima, ti fanno sbagliare le scelte di vita e ti fanno tradire te stessa.

Le menzogne indotte sono bombe a orologeria, quando esplodono ti squarciano i polmoni e non riesci più a respirare.

Le menzogne indotte vengono usate da chi non ha il coraggio della verità, ma neppure della menzogna.

Le menzogne indotte corrompono chi le suggerisce e chi le ascolta, e a volte si nascondono sotto candide lenzuola.