Archivi del mese: dicembre 2006

10 in condotta

10 in condotta.

In matematica affondavo, in italiano me la cavavo, ginnastica la odiavo, ma in condotta sempre 10.
Negli anni adolescenziali quanto tutto è furore e cambiamento per un solo quadrimestre ho abbassato vertiginosamente il mio voto, è diventato 9.
Nulla da fare, il dieci in condotta mi ha sempre seguito, ero così silenziosa….

Silenziosa Dea, che ascoltava e seguiva le regole, e se non le piacevano, le combatteva dall’interno.

Silenziosa Dea anche ora, che tutt’oggi ha dieci in condotta, nonostante tutte le sue sregolatezze, i suoi fuori le norme che fa rientrare nella norma.

Silenziosa Dea, perchè non riesce a parlare che subito un nodo da perfetto marinaio le si ficca in gola. E non lo toglie, manco morta perchè è quello che impedisce alle lacrime di risalire.

Silenziosa Dea, mentre Lui, con il viso ad un centimentro dal suo, le urla contro “Tu che non sbagli mai, tu che sai sempre come penso, cosa è giusto. Ma ora ho capito ora so, come sei” solo per ferirla. E lei pensa io non l’ho mai saputo cosa era giusto o sbagliato con te, per questo ti chiedevo dimmi tu cosa pensi, perfavore parlami dimmi cosa pensi tu. Perfavore parlami…

Silenziosa Dea, perchè vorrebbe essere così silenziosa da non sentirsi più neppure lei.


Pioggia degli occhi

A volte le lacrime di oggi, non sono altro che gocce di pioggia che permettono di bagnare il terreno della felicità di domani.

E allora scendete dal mio volto, portate fuori con voi tutta le tossine che inquinano la mia anima e il mio cuore, innaffiate il terreno per dare possibilità ai semi che vivono in me di crescere rigogliosi.

Voglio un temporale.
Quelli in cui lampi e tuoni scuotono il cielo.
Quelli in cui l’acqua scende a scrosci.
Quelli in cui dopo a temporale finito, l’aria è pulita e fresca.

Le lacrime di oggi non sono altro che l’inizio del sorriso di domani.


Il nemico
Come belva sanguinaria e feroce si cela nelle mie viscere,
quale censore critico e maligno, si nasconde tra le mie sinapsi.
Scorre tra le mie vene, consuma le mie energie,
il mio più grande, terribile, pericoloso e potente nemico
… sono io
Scritto da Dea il 13.01.2005 pensando a se stessa
Dedicato a Dea il 20.12.2006
Lezioni
Mi hai insegnato ad essere forte.
Dopo di te nessuno riesce più a ferirmi.
Sei uno straordinario Maestro del dolore.
Scritto da Dea il 07.06.2006 pensando a Lui
Dedicato a Lui il 20.12.2006

Punto messo.
Ho lasciato Lui e questa volta senza ritorno, perchè il biglietto del mio ritorno ha un prezzo che Lui non vuole pagare o non può permettersi.
Mi sento letteralmente devastata dentro, ma passerà si sa.
Lo amo ancora, non ho recriminazioni da fargli, nessuna colpa da imputargli, niente di niente, ognuno è responsabile delle sue scelte.
Ho una sola domanda a cui non sono mai riuscita darmi risposta e alla quale Lui non ha mai voluto rispondermi se non con il silenzio.

Perchè ogni volta che fuggivo via da te, ogni volta che ti lasciavo, perchè venire a riprendermi, perchè?

Probabilmente non avrò mai una risposta.

Vi sconsiglio di frequentare questo blog nei prossimi giorni, sarà assurdo come me, una valvola di sfogo.
Sto per affrontare un periodo irrazionale e spiazzante anche per me stessa.

occhiali

Per vedere il sole si mettono gli occhiali da sole,
altrimenti corri il rischio di bruciarti la retina.

Per vivere questa vita sono obbligata a mettermi lenti rosate,
altrimenti corro il rischio di morirne.


Dealinus

Ci sono delle giornate che iniziano in un modo e terminano in un’altro.
Martedì mattina mi sono alzata dal letto di Lui con la luna storta (NdDea: Sarà stata ancora colpa della bisunta cotoletta bolognese!?), ma talmente storta che Lui a mezzogiorno mi ha chiamato per parlarmi di lavoro e nel mezzo mi ha chiesto se mi ero alzata inversa.
Il fatto che ci pensassi così tanti secondi a rispondergli, gli ha fatto capire che effettivamente la mattina non ero soave come una fatina e forse anche in quel momento avevo qualche raggio di luna attorcigliato.
Ma essendo il “mio” Lui un uomo sprezzante del rischio, incautamente e coraggiosamente portato al pericolo, mentre lunghi raggi lunatici frustavano l’aria, terminava la telefonata con un “ci vediamo stasera”.
Martedi sera, dopo le sette, vado da Lui, mi presento stanchissima, ricoper ta di polvere lunatica sui vestiti.
Sorrido, entro, mi metto comoda mentre Lui mi informa che tra poco arriveranno degli amici per parlare di lavoro.
La mia luna non è più storta, ma il mio umore non era certo quello dei giorni di festa.
Arrivano gli amici, ci mettiamo in taverna, si comincia a parlare e parlare e parlare, io complice la stanchezza, l’aver dormito poco e il freddo che da noi è cominciato ad arrivare, mi rattrappisco sempre di più sulla sedia.
Lui mentre è animatamente impegnato a parlare si alza, va nell’altra stanza torna con una copertina di pile azzurro con i fiori colorati e me la avvolge sulle spalle.

Ora fate un paio di religiosi e silenziosi minuti in contemplazione della scena, perchè questo io ho fatto dentro di me.
Il fatto che Lui mi abbia osservato mentre si parlava di lavoro, si sia alzato, sia andato alla ricerca e mi abbia appoggiato la coperta per farmi stare al caldo (NdDea: non ho detto calda, per quello basta che mi sfiori con un dito), mi ha letteralmente destabilizzato.
Ora la mia stanchezza fisica non mi ha permesso di esternare il mio stato d’animo, in quel momento mi è uscito solo un flebile grazie, ma più che altro penso che questo suo gesto mi abbia proprio letteralmente spiazzato e lasciato senza parole.
In pochi istanti la mia luna si è trasformata in sole, uno di quei soli caraibici che fanno sognare mondi lontani.

E in quel momento è nata Dealinus
Io e la copertina siamo diventate inseparabili!!
Teneva caldo dentro e fuori.
Mi riparava dal freddo sulla pelle.
Mi ha scaldato il cuore e l’anima, mi sono sentita protetta e non me ne sono più staccata.
Mentre si parlava di lavoro, mi ci avvolgevo dentro.
Mentre mangiavamo la tenevo sulle spalle.
Mentre fumavo la sigaretta vicino alla porta finestra, la usavo a mo’ di gonna.
Mentre mi lavavo in bagno, la tenevo come un pareo.
Ci sono andata a letto e l’ho messa ai piedi del letto.
La mattina me la sarei portata in ufficio e anche ora la vorrei qui, accanto a me.

Lo so che può sembrare stupido che un semplice gesto abbia questo effetto su di me.
Ma se il gesto è fatto da Lui per me è importante, e un suo gesto di attenzione non è mai stupido.

Lui non lo sa, ma questo suo gesto gli ha dato un bonus.
Lui è un ritardatario cronico, i suoi ritardi vanno da mezzora a dodici ore, le volte che sbuffo ad aspettare nemmeno riuscite ad immaginarle.
Il bonus consiste in questo, per qualche volta (NdDea: due o tre… non esageriamo!) aspetterò senza sbuffare e senza inca***rmi. Promesso!!!!


Viaggi

Ci sono viaggi in cui il tempo è deformato come il gioco degli elastici.
Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.

Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Mentre balli in mezzo a migliaia di persone, non sei più li, sei in un’altro luogo, tu sei la stessa ma sei diversa, altri sensi si accendono come un’improvviso falò nella notte, ti volti verso di Lei (sto parlando di te amica lontana che mi leggi), e senti il suo dolore e il suo desiderio così intenso. Senza volere le mani si adagiano richiamate dove è nato il dolore, dove vive la speranza.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.

Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Sono quei viaggi al mattino mentre vai a lavorare, quei viaggi che arrivano dopo le notti col tempo deformato, dove il tempo non passa mai, o quando ritorni dai luoghi dove il tempo non esiste.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare… e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.

Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E questa è la vita.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei.
O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
L’importante e non prendersi mai troppo sul serio, cosa che sbagliando a volte io faccio.
Come oggi per esempio.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.

Automa

Non avrei più problemi.
Non sentirei più nulla.
Mi cambierei di volta in volta.
Sarei sempre perfetta.

Il modo di pensare non ti piace?
Il mio modo di vivere ti pesa?
Sostituiamo il settore MMII/68.
Ora vado bene?
Ancora una piccola modifica?
Fatto.

Ora va bene.
Entrambi stiamo bene.
Non ti senti soffocare.
Io non sento più dolore.

Essere un automa
ha i suoi lati positivi.