Archivi del mese: giugno 2006

Intrecci lineari

Sapientemente dosi spirali di fumo
usi le mani e la mente per crearne arabeschi
mi avvolgi rapendomi, lasciandomi immobile
la volontà mi lascia per adagiarsi tra le tue mani

Non mi fido di te, ma mi fido di te
Ti percepisco
Non ti fidi di me, ma ti fidi di me
Mi apri un varco

Inerti le mie membra, il pensiero veloce
ti seguo… mi domando mentre scivolo in te
se lo sai, se lo hai premeditato,
mi fai percepire luoghi di te

Fulmineo lo sento destarsi, chiamato.
Un lento fluente getto luminoso sgorga da me
si riversa, si congiunge a ciò che da te sfocia,
diventa uno solo.

Energie che convogliano in una,
si muovono calme, mescolandosi tra loro, luminose
rinnovandosi in un unico sentiero luminescente,
trascinano l’uno verso l’altro, quando siamo uno
attraversiamo i due mondi.

Lo sento d’improvviso come frustata
mi ami
Vedo dove tu volutamente non scruti mai,
mi ami
Sinuose onde ripetono
mi ami

Inattesa reazione
la psiche si rannicchia in posizione fetale
rimango ma fuggo
dissacro i pensieri, le emozioni, rido di me, di te
comincio a tremare

Quietamente il cuore mi ferma i pensieri, mi sussurra
hai paura…. hai paura… hai paura…
hai paura del suo amore
ti spaventa l’idea che ciò che pensavi non fosse, è
ti impaurisce il pensiero che ciò che speravi è
ti fa tremare il saperlo quando ancora lui non lo sa,
ti terrorizza l’idea del dolore di saperti amata e di non esserlo
hai paura d’essere amata da lui.

La paura non indugia, permane, ma la consapevolezza mi acquieta.

Inshallah
Se Dio lo vuole
Inshallah
Sarà quel che sarà
Inshallah
Le lacrime possono essere di gioia e di dolore


Compagni di banco

Si è soli nella percorso che dobbiamo fare in questa esistenza, perchè il superamento di alcuni esami spetta solo noi, ma non siamo soli.
Come a scuola, in classe sei circondato da compagni, ma al momento dell”interrogazione ci devi andare da solo… così la nostra vita.
Io ho la fortuna di studiare in una classe numerosa, con compagni ognuno diverso dall’altro, quando ci sono io davanti alla cattedra in silenzio tifano per me…


L’assenza

VIVERE è, insieme, accumulo e perdita. Incontrarsi e dirsi addio. Volti, nomi,storie, sentimenti, persone. Ci vengono incontro, ci affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada; poi se ne vanno, prendono altre vie, altri sentieri; a volte si fermano, e rimangono lì, e ci guardano allontanarci e diventare sempre più piccoli, sempre più distanti, mentre proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta. Ma ci lasciano, tutti, qualcosa. Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre; ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell’assenza.

L’assenza è una voce che non sentiremo più, eppure ci parlerà dal profondo del cuore nell’ora più buia,nel giorno più difficile. L’assenza è una mano che puoi stringere forte quando ogni altra mano ti sfuggirà e il coraggio parrà venirti meno.

 L’assenza è un ricordo che a chiunque – ma non a te – parrà banale, è una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una cantilena imparata non sai più quando e dove, un sorriso, un’amarezza seppelliti nella memoria. E’ una sera d’estate con le nuvole alte nel cielo, antichi re delle fiabe che partono per l’esilio; è una strada ripercorsa tante volte, è il Natale come lo aspettavano i bambini, un giardino misterioso come la giungla nera, un pomeriggio giocato all’ombra di un cortile, mitologia quotidiana, lessico familiare, epopea domestica.

L’assenza è il tempo che ti pareva inesauribile e invece non c’è più, il tempo per tutto ciò che non hai saputo dire, che non hai potuto fare; è il rimorso per un bacio mai dato, per una lettera non spedita, per le parole inutili e i silenzi crudeli.

E’ l’amore che ti porti dentro, è quello che resta quando tutto finisce.

Il rendiconto ultimo, il significato del vivere.

(Gabriele Ferraris – La Stampa)


Lezioni

Mi hai insegnato ad essere forte.
Dopo te nessuno riesce più ferirmi.
Sei uno straordinario Maestro del dolore.


Vieni nuda tacchi giacca

Buio nella stanza, il flebile suono di un messaggio mi riporta svogliatamente ad uno stato di veglia nel mondo degli umani, lo leggero domani mattina.
Mi giro di lato per mettermi comoda e risprofondare nel sonno. Ma arriva subito, lo sento, come un sasso gettato nell’acqua, cerchi concentrici d’energia, arriva il suo pensiero, comunicazione che non passa nell’etere tra i vari ripetitori e che sembra capti solo io, senza aprire il cellulare lo sento.    E’ lui……

Nel buio le lettere luminose del cellulare… “Tra mezz’ora sono a casa vieni?”

Ogni volta non so cosa rispondere, ma rispondo sempre si.

Il tempo di alzarmi, vestirmi e quando sono davanti alla porta di casa, un altro messaggio si adagia nel cellulare.

“Vieni nuda tacchi giacca”

Senza virgole o punti.
Un’ordine che non è un’ordine, e proprio per questo diventa imperativo.
Mi bloccò, adesso gli dico che non vado, rimango lì tentata tra la voglia di appartenergli e la voglia di fuggirgli, ogni volta che riesce ad afferrare una parte di me scatta l’istinto alla fuga.
Torno indietro, apro l’armadio scelgo la giacca, le scarpe… ma mi metto anche la gonna.
Piccolo gesto di ribellione … ci sono ma non mi dare per scontata.

Quando arrivo, è ancora lì nell’auto nel parcheggio vicino a casa, appoggiato al sedile, stravolto di stanchezza, addormentato… scendo mi avvio da lui, si sveglia ma non scende per andare a casa, mi guarda… mi stai scrutando per vedere se mi sono vestita come avevi detto tu mi apre la portiera, salgo e lui riparte… lo sai vero che non ti chiedo dove mi stai portando perché temo la risposta, quando fai così non so mai cosa hai in mente, o forse so fin dove sei capace di arrivare ed è questo che temo…

Sono le quattro e mezza del mattino.

Si ferma, al limitare di un bosco, e ora? Oddio perché mi fa sentire sempre così piccola, come se avessi ancora 16 anni e giocassi a fare la grande.
Piccoli gesti, mi guarda, si accende una sigaretta e mi dice “Non hai ricevuto il mio secondo messaggio?”
Certo che l’ho ricevuto… ma.. ma… la risposta esce sicura “Non potevo andare in giro solo con la giacca, si vedeva che ero nuda”. La sua voce è pacata “la giacca è lunga, non si vedeva nulla”.
Lo guardo, mi rendo conto solo ora che ho scelto una gonna che con un solo gesto si può togliere, e quel gesto lo faccio….

Si allunga dalla mia parte, apre la portiera e mi dice “Scendi”, ed io lo faccio, comincia il gioco…

Mi afferra la mano, oltre a condurre il gioco gestisce me nel buio e nel silenzio di quella boscaglia.
Si ferma, lascia la mia mano, rimango dritta in piedi… senza la sua mano mi sento sperduta... si pone davanti, mi bacia il collo, la mani scivolano sui fianchi e lentamente il suo volto comincia a scendere per fermarsi poco più sotto del mio ventre, chiudo gli occhi e lascio che lui faccia…
Risale, le bocche si cercano, avide.
Mette le dita tra i miei capelli, la sua mano diventa forte e comincia ad esortarmi, spingermi perché mi chini sempre di più, finché mi trovo inginocchiata davanti a lui…

Nella quiete protetta degli alberi, in quel minuscolo spazio, in questa bolla temporale, si sentono solo i nostri respiri… il gioco che non è più gioco prosegue… perché mai riconosco in te il mio padrone… forse perché una parte di me ti appartiene veramente i pensieri si dissolvono, la mente scompare e si fonde nel corpo, non distinguo più uno dall’altro.

Seduti in macchina, questa volta la sigaretta l’accendo anche io. La stanchezza ti ha quasi sopraffatto, guardi l’orologio “Quasi le sei, stiamo ancora un quarto d’ora qui, poi andiamo a casa”. Sorrido e annuisco, ti sdrai sulle mie gambe, appoggi la testa sul mio grembo.
Mi riempie un’ondata di tenerezza, mentre ti accarezzo il capo e passo la mano tra i capelli, mentre esausto chiudi gli occhi. La mia mano continua ad accarezzarti… di te amo tutto, il padrone che non ammette il no, il fanciullo che riposa ora sulle mie gambe… di te amo tutto… altri pensieri mi avvolgono ma so che non posso dirli, solo pensarli, perché alcune cose funzionano come gli incantesimi, li fai, li tieni segreti e ti devi dimenticare di averli fatti.

Il letto ci accoglie, mi rannicchio accanto a te dandoti le spalle, dopo pochi secondi sento il tuo respiro così pesante, dormi di già.

Sono stanca, non riesco a riposare, sfamata nel corpo, non riesco mai a saziarmi di te nella mente.
Sembra che tu abbia un sentore, mi abbracci, ti appoggi con tutto il corpo sul mio, sento il tuo ventre sulle natiche e non riesco a trattenere un’onda d’emozioni… scivoli in me con determinata dolcezza, lentamente, mi apro a te senza limiti, t’accolgo… il tuo respiro ritorna profondo, ti assopisci colmandomi di te… ed anche io, finalmente mi sento appagata, ti conservo in me, chiudo gli occhi, il mio respiro si fa sempre più simile al tuo… Morfeo ci accoglie così nel suo mondo.