Archivi del mese: febbraio 2005

Dedicata a

Dedicata con tutto il mio francesismo da signora

VAI A CAGARE

a chi dice ti voglio bene… e poi ti ferisce
a chi dice fidati…  per fotterti meglio
a chi si traveste da pecora… ma è un lupo
a chi dice non voglio farti male… perchè te lo sta facendo
a chi vede il suo dolore… ma non quello degli altri
a chi parla d’amore… ma non è capace di amare


Emisola

I tuoi denti sono punte di matite dall’uso consumate.
Si cibano delle mie carni  e col sudore tracciano
parole sulla pelle immacolata.

Si stringono e rovesciano gli occhi
mentre inseguono
sui soffitti i gemiti
come mani divertite di bambini che nell’aria rincorrono
i palloncini sfuggiti.

Le pareti adamantine riflettono ombre chiare sui nostri corpi
ormai disgiunti.

Ho solo ricordi e avanzi d’affetto,
adesso.

Eri rapace della mia carne,
capace solo di sbranarmi
nei finti baci.

Di te mi restano i canini sul cuore:
ancora stretti nella presa
addentano
sempre più a fondo
il più ghiotto dei bocconi.

 

Quando la “figlia” supera la “madre”….
queste parole EMISOLA scritte da te sono incise in me come secondo tatuaggio
ti ho trovato in un momento di cupo stordimento alla ricerca d


Chimica

Laboratorio chimico nel cuore
emozioni che producono

H2O e cloruro di sodio


Matite

Come appuntite matite tracci nell’anima solchi profondi
in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un’uscita

Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse
in un’assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati.

Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce
la materia è la stessa…il risultato diverso.

Parole tracciate nell’aria come avvoltoi in attesa del pasto

Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro
contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.

Dedicata a Emisola che ha portato fuori di me questa poesia vissuta e mai scritta


Chiacchere tra donne

Settimana scorsa al “nostro” bar, mentre fermentavano le prime idee e i primi preparativi dell’addio al nubilato.
Nel locale noi amiche e il Panz dietro al bancone….
Poco dopo entra un’altro nostro amico, saluta ma sapendo di che stavamo parlando rimane al bancone a chiaccherare, il Panz lo guarda e dice:

“MENO MALE CHE SEI ARRIVATO!
STANNO PARLANDO COME NOI DOPO LA SETTIMA BIRRA”