Archivi del mese: luglio 2004

Risveglio

Aprire gli occhi e vederti lì, accanto a me…
Osservati e sorriderti mentre dormi…
Accarezzare la tua pelle….
Lieve tatto delle tue dita che sfiorano…
Mano che accarezza le mie gambe i miei fianchi…
Desiderio che brucia e si stempera nella dolcezza…
Riaddormentarmi con la tua mano nella mia…
La sveglia che trilla… e tu ancora lì…
Lasciarti bimbo dormiente in quel letto…
Posare un bacio leggero sulle tue labbra…
Ritrovarmi incantata a guardarti ancora…

Il mondo mi aspetta fuori,
per questa notte ho finito di sognare.

Non so come tu faccia,
mi fai sentire amata
anche se non mi ami.


Lacerazione

Oggi il pensiero di te mi lacera l’anima.

Grigio torpore che mi attanaglia il cuore,
tutto così brullo è deserto dentro me.

Mi ritrovo con la tua immagine che si espande,
se tolgo quella non rimane nulla… il vuoto..

Nessuna emozione,
nessun palpito,
nessun interesse,
nessuna voglia.

Lacerata tra la voglia di fuggirti e la consapevolezza di appartenerti.

Se almeno non mi cercassi più potrei provare a dimenticarti.


Diario a due teste e quattro mani

Uno scambio di messaggi con Gasolindreams, in cui ci siamo “confessate” oltre che alla nostra età, anche l’età dei nostri figli, mi ha fatto venire in mente che tra i vecchi diari rispolverati settimana scorsa, c’era una parte scritta in contemporanea con mia figlia.
E’ una cosa tenera, scritta anni fa a quattro mani e due teste (sicuramente anche allora la più seria era mia figlia).
Confesso, non sono mai stata una “mamma classica” e non lo sono tuttora.
Mia figlia (stupenda, bellissima, intelligentissima…. di cui dire che vado orgogliosa è dire poco) mi ha insegnato molto nel corso di questi anni, spero che lei abbia ricevuto da me la stessa cosa.
Correva il mese di aprile 1993, Serena di li a poco avrebbe compiuto gli otto anni, questo è un piccolo spaccato del nostro diario.
Io scrivevo in blu, e lei in rosso.

Le persone che mi piacciono di più sono:
1) Pierpaolo
2) Enrico
3) Matteo

1) Serena
2) (omissis… a distanza di anni)
3) Michael Jackson

Le persone che mi piacciono di meno sono:
1) Giacomo
2) Michael Jackson
3) Gianfranco Funari

1) Carmelo Bene
2) i razzisti
3) la signora del bar che ha picchiato il suo cagnolino

RACCONTO:
C’era una volta una piccolo peste di nome Serena che “rompeva” sempre la sua adorabile, bellissima e stupenda mamma con frasi del tipo “Ma non lo facciamo mai! Dai una volta sola. Ancora un pochino, dai”.
E’ così tra un dai, un pochino e un non lo facciamo mai, alla fine faceva fare alla sua mamma (bellissima e buonissima mamma) tutto quello che voleva.
Ma la sua mamma un giorno stanca di tutto questo, la prese e come punizione la chiuse per un mese in camera sua ad ascoltare musica di Michael Jackson e a vedere tutti i suoi video.
Alla fine del mese, quando la piccola peste uscì dalla sua stanza, era completamente cambiata. Era diventata buona (bella non era possibile era troppo racchia) e non “ruppe” più la sua stupenda mamma.

C’era una volta una povera bambina. La mamma della bambina le diceva sempre: “Se non la smetti urlo”.
La bimba un giorno prese la mamma per una poppa e la rinchiuse in bagno per un anno e la mamma non poteva avere sigarette da fumare.
Poi la mamma impazzì senza le sigarette.
Quando l’anno finì, la figlia entrò in bagno prese ancora per una poppa la mamma e la tirò fuori.
La madre quando era uscita era completamente cambiata.
La mamma non sgridò mai più la figlia.

A parte l’omissis mio, ho lasciato scritto (errori compresi) quello che c’era.
Serena è cresciuta da allora, ma ha continuato a scrivere.
Oggi scrive delle cose veramente stupende e ha scritto anche dei libri, ma ahime per voi non vuole pubblicarli sulla rete.
Magari prima o poi mi darà il permesso di pubblicare qualcosina.

E prima che lo diciate voi, anticipo io… si è vero lei da allora è cresciuta… la mamma no!


La rabbia

Tra tutte le emozioni è quella che percepiamo come più potente, carica di energia, in grado di modificare l’ambiente. Spesso è diretta verso chi amiamo, a causa della percezione di un’offesa, e tende a correggere la situazione o prevenirne la ripetizione.

La sua origine è nella tendenza biologica alla sopravvivenza, che implica la necessità di difendersi quando si è attaccati o quando vengono violati i confini del nostro territorio. E’ accompagnata da una serie di modificazioni fisiologiche che preparano all’azione ma non generano automaticamente il comportamento. I processi cognitivi sono deputati alla modulazione della risposta, che spesso diviene una inibizione dell’azione.

Di solito l’ipercontrollo della rabbia deriva dal fatto che le regole educative e sociali ne condannano l’espressione, ma anche dalla paura di esserne sopraffatti o che provochi la rottura irreparabile del legame. In mancanza di una azione assertiva veniamo inevitabilmente colti da un senso di debolezza e di perdita di potere, che genera ulteriore rabbia.

Nella pratica ci troveremo a confrontarci diversi tipi di rabbia:

la rabbia primaria adattiva repressa: nasce da una situazione reale di violazione, ma viene repressa usando diverse strategie, dal crollo emozionale, accompagnato da lacrime e senso di impotenza, alla minimizzazione, dalla razionalizzazione al lamento.
la rabbia primaria disadattiva: quando non svolge più il compito di proteggerci da una intrusione, ma si evidenzia come prima risposta ad una situazione che ci ricorda una situazione pregressa accompagnata da rabbia.
la rabbia secondaria: l’espressione della rabbia segue una emozione diversa, e serve come scarico o copertura di tale emozione. A volte piuttosto che sentirsi tristi ci si può arrabbiare con qualcuno per cancellare i pensieri dolorosi. In questi casi è inutile fermarsi all’aspetto della rabbia ma si deve comprendere e trattare l’emozione primaria sottostante. A volte le persone si arrabbiano con se stesse esprimendo in questa maniera il rifiuto verso una parte di sé.

Bibliografia: Edward Bach “Opere complete” Macro edizioni

Sono esattamente nella prima con qualche scivolone nella terza!
Sono in pieno ipercontrollo!
SONO PIENA DI RABBIA!!!!!!!!!
Come sempre non esploderò!
Come sempre imploderò!


Un week end a gambe aperte

Eccomi qui ^_^ dopo un fine settimana di quelli che ricordi a distanza di tempo… come potrei chiamarlo questo fine settimana in moto sulle strade della Toscana?
Aspettate che ci penso… qualé la cosa che ho fatto di più?…… trovato!!!!!
Il titolo del post è

Un week end a gambe aperte

e non pensate subito male!

Ma partiamo dall’inizio. Venerdì mattina sveglia alle otto, pianti e lacrime a profusione perché non potevo postare e dovevo partire, ma mi sono fatta coraggio e fatto il mio mini zainetto con l’indispensabile (e poi dicono che le donne quando partono si portano dietro la casa…tze tze…)!

Avevo appuntamento con il mio amico (non so perchè ma lui non vuole che lo chiami così… penso si vergogni un po’ di me… in genere mi considera una sconosciuta) a mezzogiorno a Desenzano sul Garda, si perché lui abita in provincia di Belluno e magnanimamente sono stata d’accordo con lui che sarebbe stato opportuno trovarci non proprio sotto casa mia (non esiste più la cavalleria di una volta).

Mentre sono in viaggio mi arriva un messaggio “Ritardo di una mezz’oretta”. Cominciamo bene! Rispondo con un tono di sufficienza e prendendolo un po’ per la parte mediana posteriore del suo corpo, invio! A quel punto….. succede…. Si forma la fila di macchine, tutto bloccato e migliaia di camion che vanno a passo zero, sbucano dal nulla.

Arghhhhhhh non posso arrivare in ritardo dopo aver inviato quel messaggio!!!

Insomma per fare 10 km ci ho messo un’ora, ma finalmente imbocco l’autostrada e via più veloce della luce…. Riesco ad arrivare in ritardo, ma comunque prima del mio amico… eheheheh… già penso che dirò sono qui da due ore ad aspettarti…. e non dieci minuti come nella realtà.

Arriva, parcheggiamo la mia auto e mi addobbo da provetta motociclista, casco e quella cosa dura che metti dietro (alla schiena!), giubbetto di pelle, monto sulla moto, allargo bene le gambe (già qui sospettate il perché del titolo del post?) e via… anche qui più veloci della luce… ma fino a un certo punto perché lui aveva gia deciso di non fare l’autostrada ma le strade interne, quelle belle da vedere (in moto con l’aria che ti entra in ogni luogo e a una velocità non indifferente, con lo sguardo che non riesce a rimanere sullo stesso punto per più di 1 secondo… ma le strade sono belle da vedere!)

Ci siamo fatti l’Abetone tanto per intederci (qui i sospetti sul titolo del post cominciano a divenire quasi certezze), insomma partiti da Desenzano dall’una e mezza arrivati a San Gimignano all’agriturismo alle 8 di sera (qui le certezze sul titolo del post diventano conferme).

Ammetto un paio di soste le abbiamo fatte, una anche a Vinci paese del famoso Leonardo, un giretto anche per sgranchirsi un po’ le gambe (ormai le mie anche in posizione eretta mantenevano quella strana apertura…).

L’agriturismo era veramente spettacolare, cascina totalmente ristrutturata in mezzo alle colline, con vista sulle cinque torri di San Gimignano e piscina nel prato.
Fatto doccia veloce e 4 persone sotto che ci lanciavano mentalmente improperi per il fatto che non si cenava se non scendevamo anche noi. Alle otto e mezza seduti al tavolo, con Tiziana (simpaticissima fattrice del posto) che con fare minaccioso diceva a tutti “Qui non ci si alza dal tavolo fintanto non si è mangiato tutto”

Voi non avete idea di quanto mangiano in Toscana!!!! Sono riuscita ad alzarmi alle 11 e finalmente raggiunta la nostra cameretta crollata, collassata nel letto.

La mattina dopo, colazione pari a sette colazioni che faccio in una settima (anche al mattino vale la stessa regola della sera a cena) e giro nei boschi della Toscana… a cavallo.

Dovete sapere che non ero mai stata a cavallo! Opportunatamente avvisati della mia totale incapacità, mi hanno dato la cavalla che in genere danno ai bambini, Rubina, dolce cavalla bigia.

Non sto a raccontarvi le imprese per riuscire a salire (ma quanto cavolo sono alti i cavalli!!??) e scendere! Comunque, salita, allargato le gambe (qui le certezze sul titolo del post sono oramai diventate prove schiaccianti) e passeggiato per un’ora per i sentieri e i boschi…. bellissimo, né porterò sempre il ricordo negli anni futuri, per il momento anche due vesciche sul sedere!

Ritornati alla stalle, scivolati giù dalla cavallina (ho avuto forti sensi di colpa per tutta l’ora.. porella doveva portare il mio peso sulla schiena), doccia veloce e finalmente bagno in piscina e un’oretta di sole.

Ma è stata una pausa breve, poco dopo riallargato le gambe sulla moto (qui le prove schiaccianti ormai prove dolenti) è via….. San Gimignano. Molto bella, girata nelle piazzete, comprato regalo alle amiche, comprata una (dico una) cartolina e visitato il museo delle torture (vi consiglio di non farmi arrabbiare… mi ha fatto venire molte idee…), mangiato un panino e….. riallargato le gambe sulla moto (qui le prove dolenti ormai sono fatti acclamati) e partiti alla volta di San Galgano.

Arrivati a San Galgano abbiamo visitato l’eremo e l’abbazia è li ho scoperto la spada nella roccia… si avete capito bene, proprio quella! Fatto un po’ di foto, rimasti a chiacchierare su un muretto per un po’, ed infine allargato le gambe e salita sulla moto (qui i fatti acclamati sono diventati, dopo anche un’ora di cavallo, torture moderne).

Partiti alla volta di Certaldo, dove oltre ad esserci una bellissima città medievale tenuta perfettamente, c’era la festa di “Mercantia” ovvero bancarelle di artisti e artigiani per le strade, mentre artisti di strada e guitti facevano spettacolo in ogni angolo. Musica celtica suonata da gruppi all’interno dei cortili dei musei e tamburi che giravano per le vie (chiaramente non è che i tamburi avessero le gambe… c’era l’omino che lo percuoteva).

A tarda serata riallargato le mie ormai dinoccolate gambe e appoggiatami su quello che una volta era il mio sedere, siamo ritornati nella nostra stanza, dove quel magnifico lettuccio mi chiamava e diceva “qui le gambe le tieni distese e chiuse… vieni vieni…”.

Il mattino dopo abbondante colazione alla Toscana (ovvero se fai la colazione salti il pranzo) e ripartiti alla volta di Desenzano… e quello che una volta era il mio sedere ha preso vita propria e comiciato a parlarmi durante il viaggio di ritorno (questa volta tutta autostrada). Non vi dico le soste che ho fatto fare al mio amico, ma non era colpa mia, il mio sedere oltre ad aver preso vita propria, si era preso pure il comando della spedizione in moto!

Arrivati a Desenzano intorno alle due e mezza di domenica, il mio sedere ha esultato con gridolini di gioia alla vista della mia auto.

Scesa dalla moto, mangiato un panino bevuto qualcosa, dato bacini di rito, sono ritornata alla volta del mio lago.

Mi sono divertita moltissimo, mi è piaciuto molto (tranne qualcosina) e concludo questo post alla Giobbe Covatta: “O come mi sono divertito, divertito proprio tanto.. il prossimo anno vacanze in Libano”

 

P.S.: Per chi non avesse capito il titolo del post, consiglio due giorni in moto con inframezzo di un giretto a cavallo.


Frammenti di pensieri sparsi

Vorrei non sentire quest’onda quando sono con te…
Mi sommergi.

Mi vuoi senza limiti senza rinunciare ai tuoi.

Non posso permettermelo… non posso permettertelo.

E vivo con il timore che prima o poi continuando a vederti, troverai il modo, per far si che io questi limiti li superi mantenendo i tuoi.
Se tu riuscissi a prendermi totalmente, sarei io a trascinarti in un vortice senza fine… ma tu poi risaliresti lasciandomi cadere da sola.
Chissà se ti rendi conto di dove potrei portarti.

Mi trovo a combattermi per non concedermi totalmente, mi sorprendo ad abbandonarmi a te e poi aggrapparmi a quel piccolo flebile istinto di sopravvivenza emotiva che mi rimane, istinto che quando ti sono vicina scompare… perché mi ritrovo a amarti molto più di quanto ami me stessa.

Vorrei che fossi già un ricordo e mi ritrovo a pensare con paura il momento in cui inizierai ad esserlo.

Vorrei non avere questa anima che anela a te e al suo posto mettere qualcosa di totalmente insensibile.

Vorrei che il mio corpo non ti desiderasse così……
Sono impregnata del tuo odore in questo momento, non vorrei averlo….torni tu, le tue mani, la tua bocca, la tua pelle e il tuo respiro che mi scivola addosso…..

Ti stò gia desiderando un’altra volta.

Mi dici vivi il momento e non ti rendi conto che sei sempre tu che mi impedisci di vivere il momento, volendo di me solo una parte… come posso vivere il momento se una parte di me non può farlo, relegata in un angolo in attesa… non ho più neppure il coraggio di dirti chiaramente ciò che sento… accenno a volte con paura ma alla fine ti dico solo quello che vuoi ascoltare… anche se tu “senti” il resto…. ma preferisci far finta di non vedere…

Forte e fragilissima…
Non ho difese con te…

E’ proprio quella parte di me che non vuoi, che lasci lì a guardarti da lontano, in attesa, è proprio quella parte che scatena l’altra…. E lo sai…

Ciò che suscito in te, per me è così facile crealo, averlo, suscitarlo anche negli altri… sono loro che non suscitano in me quello che fai esplodere tu… sei un’onda d’urto che mi frantuma

Non riesco a rinunciare a te…
Non riesco a darmi senza avvertire il vuoto di ciò che non mi dai…
È un tormento continuo, non dovrei più vederti e non sono capace di dire no quanto mi chiedi “Ci vediamo?”

Hai ragione quando dici che non ti giudico… è vero… ciò che sei e ciò che fai va sempre bene… sempre e comunque…

Pensieri confusi, contrastanti, nebbia che mi avvolge la mente… almeno attutisse quello che ho dentro…. tristezza che mi avvolge… in bocca un sapore un po’ amarognolo….

Vorrei staccarmi da te….
Non è questa la vita in cui avremmo dovuto trovarci…


Elementi

Sei il vento leggero che accarezza la mia anima.
Sei il fuoco che arde nel mio Svadhisthana.
Sei l’acqua che lambisce il cuore e la pelle.
Sei la terra dove io sono rinata.


Aggettivo

Ciò che in me vibra per te è
sconfinato
senza limiti…
senza inizio…
senza fine…


Ti appartengo

Non sono riuscita a starti lontano…..

E’ bastato che facessi capolino da un messaggio e il cuore ha ripreso a correre all’impazzata e la parola “no” scomparire dal mio vocabolario…

E’ bastato che tu mi sfiorassi leggermente è il corpo ha ripreso a pulsare…

E’ bastato guardarti una volta negli occhi è la mia anima si è ripersa nella tua…

Ti appartengo… mio malgrado


Il giardiniere

Sei stato il miglior giardiniere della mia anima…
hai accarezzato una a una le mie foglie
e non hai strappato le mie radici.

Hai dato forma al mio giardino
con carezze leggere,
mi hai riscaldato con la tua passione.

Odio le memorie dei ricordi,
ma tu sarai l’unico che mi porterò